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immagine non disponibile   Nane brune, stelle mancate
Autore: Le Scienze     Data: 4/12/2008
 

Il fenomeno che ha convinto i ricercatori è un getto di monossido di carbonio uscito dall'oggetto noto come ISO-Oph 102: proprio tale flusso molecolare è un tratto tipico delle stelle giovani e delle protostelle. Tuttavia l'oggetto ha una massa stimata piuttosto limitata, solo 60 volte superiore a quella di Giove, un valore troppo basso perché possa essere una stella ed è perciò stato classificato come nana bruna.

Le nane brune, secondo le attuali conoscenze, rappresentano la linea di demarcazione tra i pianeti e le stelle. Generalmente, esse hanno masse comprese tra 15 e 75 volte la massa di Giove, e sono talvolta considerate come stelle mancate. Tuttavia, finora non era chiaro se si formassero in modo analogo alle stelle, e cioè da un collasso gravitazionale di nubi di gas, o come pianeti, cioè dalla agglomerazione di materiale roccioso fino a diventare abbastanza massicce da attrarre il gas circostante.

Una stella si forma quando una nube di gas interstellare si aggrega per effetto della gravità, diventando sempre più densa e calda finché non si innesca il processo di fusione nucleare nel suo nucleo. Se la nube iniziale di gas è in rotazione, quest'ultima tenderà ad accelerare il collasso, e così facendo proietterà materiale di direzioni opposte secondo un flusso bipolare.

Una nana bruna è meno massiccia di una stella, per questo motivo l'intensità dell'attrazione gravitazionale verso il suo centro non è sufficiente a dare il via alla fusione nucleare. Ora la scoperta del flusso molecolare bipolare associato all'oggetto ISO-Oph 102 offre una forte evidenza il favore della teoria secondo cui anche questo tipo di stelle mancate si formano per collasso gravitazionale.

"Pensavamo che tali flussi fossero troppo deboli per essere rivelati con gli attuali strumenti e credevamo di dover aspettarela prossima generazione di osservatori come l'ALMA (Atacama Large Millimeter Array)”, ha spiegato Ngoc Phan-Bao, dell'Academia Sinica Institute of Astronomy and Astrophysics (ASIAA) e primo autore dell'articolo di resoconto dello studio. "Si è trattato quindi di un fenomeno che ha destato notevole sorpresa: osservare il flusso molecolare dimostra le straordinarie potenzialità dello strumento."

Sostanzialmente concorde con le previsioni, invece, è il fatto che il flusso sia molto meno intenso - di un fattore 1000 circa -rispetto a quello osservato nelle stelle giovani.

News inserita da: Giuseppe Lassandro

 




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